American Bar Tarnowska’s


O Nosso American Bar è o lugar ideal para poderse relaxar com un Prosecco, um Bellini ou um Spritz em companhia do mais “doido” e simpatico Bartender de Veneza…Rey!


O sorriso dele está incluído no preço.

A fachada externa è embelezada com madeiras que chegam diretamente da cenografia dos primeiros anos do ‘900 do Teatro La Fenice de Veneza.

O que faz único o nosso Bar è a figura controversa da Condessa Russa Maria TARNOWSKA, mandante do crime passional que no inicio de ‘900 se consumou próprio no interno da antiga Casa Senhorial da Familia Maurogonato – hoje Hotel Ala - aos danos de um dos seus muitos amantes.

O processo que se seguiu teve repercursão em toda a Europa e estamos orgulhosos que a história di Maria Tarnowska nos tornou membros dos “Locais históricos da Italia”, Associação Cultural com o patrocínio do Ministério dos Bens e Atividades Culturais.

Scandaloso breviario:

- “Tu mi apparterrai, voglio averti… “

- Quando sarò libera”.

- “Ora!” Le sue mani le toccarono il seno. “Tu hai amato Naumow in cimitero”.

- “Come fai a sapere… “

- “Lo ha confessato. Confesserà ciò che vorrò!”

Fra tombe, corone, pietre e alberi raggiunsero a tentoni, attraverso il cimitero, la gondola che li stava attendendo.

Davanti alla casa di Campo Santa Maria del Giglio, dove era stato assassinato Kamarowsky, stava appesa
una bandiera con un teschio e la scritta: LA TARNOWSKA SULLA FORCA!

“Sarò sempre incinta, ma tu non saprai mai se sarai tu il padre del bambino che attenderò.” Era stata colta dall’irresistibile necessità di provocarlo a sangue. “Io ti diffamerò e ti renderò ridicolo”.

Alcuni mesi dopo un medico romano la convince ad assoggettarsi alla più nuova delle cure disintossicanti: fiutare cocaina perché l’effetto è lo stesso e il modo di usarla comodo e non dannoso.

… una mattina Naumow le porta un cesto di fiori accanto al letto, toglie la carta velina. Sotto i fiori c’è una frusta per cani. Nicolas la scongiura di frustarlo…

La Tarnowska vorrebbe alzarsi e gridare che Naumow mente. Però sa che lui non mente, tace più semplicemente la verità. Non lo ha picchiato per propria crudeltà ma perché lui l’ha implorata di farlo. Sarebbe stata crudele se non lo avesse frustato. Lo frustava per premiarlo, non per procurargli dolore, perché ne traevano piacere entrambi, lui e lei. Gli psichiatri: una malattia!...

E Prilukov: – “ Mi chiamava il suo mugik”. Maria pensa: una sola volta, in preda a rabbia, l’ho detto. Poi è stato lui a volermelo sentir dire; cento volte ho dovuto ripeterglielo:

- Che cosa sono?”

- “Un mugik”.

Quella parola piena di disprezzo lo eccitava sempre. Prilukov si eccitava nel sentire le parole, Naumow le frustate.

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