Tarnowska's American Bar


A fine giornata rilassati e divertiti al Tarnowska's. Prova un Prosecco, un Bellini o uno Spritz in compagnia del più strano e simpatico Barman di Venezia... Rey!

Il suo sorriso è compreso nel prezzo!


La facciata esterna è impreziosita da manufatti lignei di una scenografia dei primi del ‘900 del Teatro La Fenice.

Ciò che rende unico il nostro bar è la controversa figura della contessa russa Maria TARNOWSKA, mandante del delitto passionale che all’inizio del ‘900 si consumò all’interno di Palazzo Maurogonato – oggi Hotel Ala - ai danni di uno dei suoi tanti amanti.

Il processo che ne seguì ebbe risonanza in tutta Europa e la storia di Maria Tarnowska ci ha reso membri de “I Locali Storici d’Italia”, Associazione Culturale con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Scandalosa Maria:

- “Tu mi apparterrai, voglio averti…;”

- “Quando sarò libera”.

- “Ora!” Le sue mani le toccarono il seno. “Tu hai amato Naumow in cimitero”.

- “Come fai a sapere… “

- “Lo ha confessato. Confesserà ciò che vorrò!”

Fra tombe, corone, pietre e alberi raggiunsero a tentoni, attraverso il cimitero, la gondola che li stava attendendo.

***

Davanti alla casa di Campo Santa Maria del Giglio, dove era stato assassinato Kamarowsky, stava appesa una bandiera con un teschio e la scritta: LA TARNOWSKA SULLA FORCA!

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“Sarò sempre incinta, ma tu non saprai mai se sarai tu il padre del bambino che attenderò.” Era stata colta dall’irresistibile necessità di provocarlo a sangue. “Io ti diffamerò e ti renderò ridicolo”.

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Alcuni mesi dopo un medico romano la convince ad assoggettarsi alla più nuova delle cure disintossicanti: fiutare cocaina perché l’effetto è lo stesso e il modo di usarla comodo e non dannoso.

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… una mattina Naumow le porta un cesto di fiori accanto al letto, toglie la carta velina. Sotto i fiori c’è una frusta per cani. Nicolas la scongiura di frustarlo…

***

La Tarnowska vorrebbe alzarsi e gridare che Naumow mente. Però sa che lui non mente, tace più semplicemente la verità. Non lo ha picchiato per propria crudeltà ma perché lui l’ha implorata di farlo. Sarebbe stata crudele se non lo avesse frustato.

Lo frustava per premiarlo, non per procurargli dolore, perché ne traevano piacere entrambi, lui e lei. Gli psichiatri: una malattia!...

***

E Prilukov: – “ Mi chiamava il suo mugik”. Maria pensa: una sola volta, in preda a rabbia, l’ho detto. Poi è stato lui a volermelo sentir dire; cento volte ho dovuto ripeterglielo:

- Che cosa sono?”

- “Un mugik”.

Quella parola piena di disprezzo lo eccitava sempre. Prilukov si eccitava nel sentire le parole, Naumow le frustate.

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